Prima Domenica di Quaresima

In cammino verso la Pasqua

Il tempo quaresimale di questo 2015, nella nostra comunità diocesana, si inserisce nell'«Anno della Carità». Nel nostro cammino verso l'incontro con il Cristo risorto noi vogliamo arrivare da risorti e come possiamo sapere se questo si avvererà? Ce lo dice san Giovanni apostolo nella sua prima lettera: “Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita perché amiamo i fratelli” (1Gv 3,14). Una grande grazia in questa Quaresima ci viene dal messaggio di Papa Francesco che possiamo riassumere in tre parole: non globalizziamo l'indifferenza.

Scrive il Papa: «Una delle sfide più urgenti sulla quale voglio soffermarmi in questo messaggio è quella della globalizzazione dell'indifferenza. Dio non è indifferente al mondo, ma lo ama fino a dare il suo Figlio per la salvezza di ogni uomo. Nell'incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra l'uomo e Dio, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta mediante la proclamazione della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della fede che si rende efficace nella carità».

Papa Francesco si rivolge alla Chiesa, alle parrocchie e comunità e a tutti noi.


Alla Chiesa.

“Se uno soffre, tutte le membra soffrono”. 1 Cor 12,26 «La Quaresima è un tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come lui. Ciò avviene quando ascoltiamo la Parola di Dio e quando riceviamo i Sacramenti, in particolare l'Eucaristia. In essa diventiamo ciò che riceviamo: il corpo di Cristo. In quel corpo quell'indifferenza che sembra prendere così spesso il potere nei nostri cuori, non trova posto». Gesù e i discepoli di Emmaus. “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero” (Lc 24,30). Per paradosso Garaudy dice: “Ricordatevi cattolici che Cristo non è tanto nel pane quanto nella frazione del pane”.

 

Alle parrocchie e alle comunità.

“Dov'è tuo fratello”. Gen 4,9«Santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, scriveva convinta che la gioia del cielo per la vittoria dell'amore crocefisso non è piena finchè anche un solo uomo sulla terra soffre e geme: “Conto molto di non restare inattiva nel cielo, il mio desiderio è di lavorare ancora per la Chiesa e per le anime”. Quando la Chiesa terrena prega, si instaura una comunione di reciproco servizio di bene che giunge fino al cospetto di Dio. Con i santi che hanno trovato la loro pienezza in Dio, formiamo parte di quella comunione nella quale l'indifferenza è vinta dall'amore».“Anche noi, circondati da un gran nugolo di testimoni – i Santi grandi e i piccoli di casa nostra – corriamo tenendo fisso lo sguardo si Gesù...”. (Eb 12,1)

 

A tutti noi. 

“Rinfrancate i vostri cuori”. Gc 5,8

«Anche come singoli abbiamo la tentazione dell'indifferenza. Siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano le sofferenze umane. Cosa fare? In primo luogo possiamo pregare. Propongo un'iniziativa: 24 ore per il Signore, il 13 e14 marzo. In secondo luogo possiamo aiutare con gesti di carità, raggiungendo sia i vicini che i lontani, grazie ai tanti organismi di carità della Chiesa. In terzo luogo, la sofferenza dell'altro costituisce un richiamo alla conversione, perchè il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli».

Non è un teologo, ma ci provoca: “Lo sapevi, peccare non significa fare il male; non fare il bene significa peccare” PP. Pasolini.


Conclude Papa Francesco. «Per superare l'indifferenza preghiamo con Cristo: “Rendi il nostro cuore simile al tuo” per avere un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione».

Se cammineremo mettendo i nostri piedi su queste orme alla fine potremo dirci, con gioia, BUONA PASQUA!


Don Pietro Romanello