Prima tappa dei Quaresimali d'Arte

«Noi possiamo riuscire a dar da mangiare agli affamati, assistere gli infermi, consolare gli afflitti, perdonare le offese solo con la forza dell'amore di Gesù». A dirlo è stato l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, contrappuntato dalle sublimi note e dai testi dei Mottetti di Bach, eseguiti con vibrante e cristallina chiarezza dal Coro del Friuli Venezia Giulia (diretto da Cristiano Dell'Oste, con Andrea Musto al violoncello) nel primo dei Quaresimali d'arte, domenica 22 febbraio, nel Duomo di Udine. Si tratta di quattro incontri che nelle domeniche di Quaresima abbineranno le riflessioni dell'Arcivescovo, a partire dalla lettura dei testi sacri ? sempre sul tema dei frutti della Carità - a grandi capolavori della musica.

In questa domenica la riflessione è partita dalla lettura si San Paolo ai Romani e da un passo di Sant'Agostino. Le opere di misericordia, ha detto mons. Mazzocato, «nascono da un cuore che ha conosciuto la stessa misericordia di Gesù e Dio Padre».

Per questo, ha detto l'Arcivescovo, «è forse il più grave atto di orgoglio presumere di avere da soli la forza, il coraggio, la generosità la fedeltà necessarie a mettere in pratica le opere di misericordia. Noi possiamo riuscire a dar da mangiare agli affamati, assistere gli infermi, consolare gli afflitti, perdonare le offese solo con la forza dell'amore di Gesù. Per questo» ha proseguito «per avere la forza di amare i fratelli, bisognosi nel corpo e o nell'anima, dobiamo essere aperti alla sorgente della carità. Solo se ci abbeveriamo a quella sorgente, che è il Cuore di Gesù, da noi sgorgano le opere di misericordia».


Di qui, ha affermato mons. Mazzocato, «comprendiamo la grandezza del sacramento del battesimo e della cresima», sacramenti con cui «Gesù ci introduce veramente in una "vita nuova", perché trasforma completamente il nostro cuore, riversando in noi il suo amore, grazie all'azione dello Spirito Santo che infonde in noi». Inoltre, quest'esperienza battesimale ci riempie di speranza: «Non esiste gioia e speranza più grande che fare esperienza di essere capaci di amare in modo sempre più sincero e totale. Essere capaci, infatti, di amare in modo gratuito ci fa capire che siamo liberati dallapaura che ci impedisce di donare senza avere il contraccambio. Siamo liberati dalla paura di perdere la vita, perché la vita di Gesù è già in noi e nessuno ce la può più rapire. Vivere nel suo amore è l'inizio della vita eterna». Infine, abeverarsi all'amore di Dio, insegna anche l'umiltà nel fare le opere di carità: «Non pretendiamo di dire al fratello ammalato, debole o anche in difficoltà: ?Fidati di me perché ti assicuro che sono capace di risolvere i tuoi problemi?.


Con umiltà, invece, possiamo promettergli: ? Sono debole come te nel cuore, ma ho fiducia nello Spirito Santo e nell?amore che fa nascere in me. Ti starò vicino con la misericordia che mi donerà Gesù. Se qualcosa posso fare per te, non devi ringraziare me; ma assieme ringraziamo Gesù che riversa il suo amore nei nostri cuori?».

Riflessioni che hanno trovato perfetta rispondenza nei tre Mottetti bachiani, eseguiti dal Coro del Friuli Venezia Giulia. Una musica in cui l'invito ad affidarsi a Dio diventa sicurezza di salvezza. «Senza di te, nonostante i nostri sforzi, niente è possibile» ha esclamato il coro eseguendo il mottetto «Singet Dem Hern», fino a sciogliere, poi, il proprio canto nei gioiosi melismi dell'alleluja conclusivo. Al termine, don Alessio Geretti, delegato episcopale per la Cultura, ha ringraziato il Coro del Friuli Venezia Giulia per l'intensa esecuzione, che è stata anche un'anteprima del concerto che il gruppo terrà a Trieste, la prossima settimana, sotto la bacchetta di Ton Koopman, direttore tra i più celebri al mondo per quanto riguarda il repertorio barocco e Bach in particolare.