Voce alla Parola

Molte sono le parole, unica è la Parola.

Quest’anno le letture che ci sono proposte nelle Messe domenicali vengono in buona parte dal Vangelo di Marco. Nel suo primo capitolo troviamo questo brano:

«Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: "Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!". E Gesù gli ordinò severamente: "Taci! Esci da lui!". E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: "Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!".La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.» (Mc 1,21-28). 

Che è mai questo?

Evidentemente si vuole chiarire fin dall’inizio che Gesù è diverso dagli scribi del suo tempo ed è l’autorità a fare la differenza. Gesù non fonda il valore delle sue parole appoggiandosi a quanto detto dagli illustri maestri d’Israele. Ma perché non servirsi di questi riferimenti? Probabilmente sarebbe stato molto più facile farsi accettare dalla gente e soprattutto dagli scribi e dai farisei che erano gli “scuelâs” (istruiti) del tempo. Se il fine era quello di convincere ad accogliere il Vangelo il maggior numero di ascoltatori possibile, perché imboccare una strada che poi, il venerdì santo, si dimostrerà controproducente? Certo Gesù è risorto, ma la gran parte di chi lo aveva ascoltato e si era stupito di lui continuò a non credergli…

Ma torniamo al nostro brano. Emerge una stranezza: Gesù impone il silenzio al demonio anche se questo dice cose vere (a quanto pare è un buon teologo!). Anche Pietro arriverà a riconoscere in Gesù il “Santo di Dio”, ma senza essere per questo sgridato da Gesù (cfr Gv 6,69). Altra stranezza: se Gesù non vuole che si presti fede alle parole dei demoni, perché l’evangelista non ha passato sotto silenzio questo episodio?


Le parole

Forse il problema non sta nelle idee che le parole esprimono perché le parole non sono semplicemente dei concetti. Noi tutti sappiamo quanto una parola in sé povera e magari impacciata diventa capace di consolare un cuore angosciato, se è mossa dall’amore. Allo stesso modo parole eleganti e ben espresse possono uccidere, anche inconsapevolmente. Infatti per questioni di principio si possono scatenare delle guerre. Le idee possono essere ineccepibili, ma ecco quando giungono sulle labbra si incarnano con quello che si trova nelle profondità del cuore dell’uomo, che molto spesso neppure lui conosce. E infatti troviamo scritto nel Vangelo di Matteo:

«Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato» (Mt 12 33-37).


La Parola

È molto interessante che nel brano di Marco da cui siamo partiti non si riporti neppure una delle parole che Gesù aveva rivolto con autorità ai suoi ascoltatori. Ora possiamo intuirne il motivo: le parole di Gesù comunicano la sua stessa persona, uniscono a Lui e comunicano il suo Spirito. Non hanno un altro scopo. Queste parole vogliono e possono portare nel cuore dell’uomo l’unica Parola di Dio che è Gesù stesso. Per questo Gesù non sfrutta il prestigio di altri maestri per rendere più persuasive le sue parole: quale innamorato parlando alla donna che vuole conquistare si paragona ai suoi rivali? Ma del “Santo di Dio” troviamo scritto nel salmo 45:

«Tu sei il più bello tra i figli dell'uomo, sulle tue labbra è diffusa la grazia,perciò Dio ti ha benedetto per sempre». Ora forse comprendiamo perché Gesù scatti con ira alle parole del demonio: esse sono cariche di un odio feroce che strazia il poveretto vittima della possessione. E non c’è bestemmia peggiore che servirsi della verità per infangare la Verità.

Paolo Greatti