Quarta Domenica di Quaresima

Voce alla Parola

Chiamati ad annunciare (Mc 6,7-13) 

“Chiamati a sé i Dodici, incominciò a inviarli a due a due, dando loro il potere sopra gli spiriti immondi. Comandò loro che, ad eccezione di un bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella cintura; che calzassero i sandali, ma non indossassero due tuniche. Diceva loro:«Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non partiate di là. Ma se in un luogo non vi si ricevesse né vi si desse ascolto, andate via di là e scuotete la polvere da sotto i vostri piedi in testimonianza contro di essi». Essi partirono, predicando che si convertissero; scacciavano molti demoni, ungevano con olio  molti malati e li guarivano”.

In questo brano del Vangelo di Marco, Gesù coinvolge i suoi discepoli nella sua missione: i dodici vengono da Lui chiamati e poi inviati a due a due. Gesù li rende partecipi del suo potere e fornisce loro le istruzioni adeguate. Si tratta di un evento fondamentale per comprendere la missione della Chiesa e cosa significhi essere cristiani. Non semplici spettatori o ammiratori di un qualsiasi maestro, ma collaboratori del Messia, per costruire il Regno di Dio. L’essere associati all’opera del Messia è un dono, che si riceve con una chiamata e solo chi è chiamato può essere inviato.


Gesù invia i suoi discepoli “ a due a due”: non si tratta semplicemente di una prassi ebraica, che prevedeva la presenza di due persone per convalidare una testimonianza (cf Dt 17,6), ma si evidenzia anche la dimensione comunitaria della testimonianza cristiana, che è autenticamente evangelica ed efficace quando è fatta in comunione. Infatti la missione è per la comunione e la comunione è già in sé missionaria.

E la Chiesa, in quanto tale, è chiamata ad essere nel mondo testimonianza viva  della presenza del Regno di Dio. Per questo l’assemblea eucaristica domenicale costituisce l’evento sacramentale qualificante del culto cristiano, che rivela ciascuno di noi, come membro dell’unico corpo di Cristo. Non solo, è dall’assemblea eucaristica che nasce la missione. Non basta avere ricevuto il dono della verità e della fede, noi siamo chiamati per il battesimo ad essere anche annunciatori di questa verità, anzi suoi testimoni con la vita.  Ogni compromesso, con i poteri politici e le varie potenze mondane, oscura e indebolisce la verità stessa. Si tratta di una testimonianza che non si fonda sulla potenza di strumenti umani, ma sul Vangelo che contiene in sé la forza per cambiare il mondo.

I discepoli partono sempre “a due a due”, perché se è solo, l’uomo è portato a dubitare perfino di se stesso. Il primo annuncio è senza parole, è già in questo accompagnarsi l’uno al passo dell’altro. Partono forti di una parola e di un amico: prendono solo un bastone a sorreggere il passo e appoggiarvi la stanchezza e un amico a confortare il cuore e a condividervi la solitudine.  Calzano i sandali ai piedi e  indossano una sola tunica. Non meno tassativo è il divieto di girovagare qua e là. Devono rimanere in una sola casa per tutto il tempo di permanenza in un luogo. 


Ecco il punto di approdo: la casa è il luogo dove la vita nasce ed è più vera, circondata dagli affetti che fanno vivere. E il Vangelo deve essere significativo proprio lì, nella casa, deve parlare e guarire nei giorni  delle lacrime e in quelli della festa. Là dove non venissero né accolti né ascoltati, non dovranno far altro che andarsene, scuotendo la polvere da sotto i loro piedi, senza risentimenti e tristezza. Più avanti un’altra casa, un altro villaggio, un altro cuore attendono la Parola e all’angolo di ogni strada può germogliare l’infinito.

Le istruzioni, che i discepoli ricevono da Gesù, appaiono nel segno della radicalità, dell’andare contro corrente, del non pensare ad un qualsivoglia guadagno, quanto alla fiducia in Dio, che non fa mancare nulla, e fiducia negli uomini che apriranno le loro case e il loro cuore. La loro forza non risiede nei grandi mezzi materiali, ma nel “fuoco” interiore  e nel suo contagio misterioso, mentre la  loro povertà  mette in luce la potenza creativa dell’amore. Quello dei discepoli sembra proprio un viaggio dentro l’uomo più autentico e più vero: colui che è liberato da tutto il superfluo e fonda la sicurezza della missione sul Signore stesso e sulla convinzione che ciò che è stato ricevuto gratuitamente, deve essere donato senza riserva.

Con la consueta essenzialità verbale, Marco conclude il brano, delineando la missione dei dodici: proclamano l’invito a conversione, cioè a un cambiamento performativo della vita, a un “girarsi” verso la luce già presente nella storia dell’umanità; scacciano le potenze del male: la guarigione dalle malattie, attribuite a spiriti maligni, sono l’annuncio comprensibile a tutti che Cristo è venuto a liberare l’uomo da quel male, che alla radice inquina il suo cuore, il peccato; ungono gli infermi con l’olio e li guariscono: questo gesto sottolinea la profonda unione fra l’annuncio del Vangelo e la carità. Nel simbolismo biblico l’olio è l’elemento che rende visibile la benedizione e l’azione risanatrice di Dio. B.N.


La vera ricchezza

Avrei voluto bussare a ogni porta, dire“buongiorno”,chiedere un bicchiere di acqua fresca,

prendere un “cafezinho”…Parlare come ad amici di casa,

ascoltare  il cuore di ciascuno: dei genitori, dei figli, dei nonni…..

E’ importante saper accogliere; è ancora più bello  di qualsiasi abbellimento o decorazione.

E voi lo fate con amore, mostrando che la vera ricchezza non sta nelle cose, ma nel cuore!

Solo quando si è capaci di condividere ci si arricchisce veramente.

(Papa Francesco)