Quinta Domenica di Pasqua

Quinta Domenica di Pasqua
Quinta Domenica di Pasqua

“Gesù commosso insegnò loro molte cose” Mc 6,30-34

“Gli apostoli si radunarono presso Gesù e gli riferirono tutto ciò che avevano fatto e ciò che avevano insegnato. Egli disse loro: “Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco”. Infatti quelli che venivano e andavano erano così numerosi che non avevano neppure il tempo di mangiare. Perciò in barca si diressero verso un luogo solitario e appartato; ma molti avendoli visti partire, compresero e a piedi, da tutte le città, accorsero in quel luogo e giunsero prima di essi. Sbarcando, egli vide una grande folla e ne ebbe pietà, perché erano come pecore che non hanno pastore. Allora incominciò ad insegnare loro                                                                                        molte cose”.

I “dodici”, chiamati apostoli, perché inviati da Gesù a due a due ad annunciare il Vangelo, rientrano dalla missione e gli raccontano quello che hanno fatto e insegnato. Fra le righe emerge un certo orgoglio da parte loro, in forza del fatto che  “scacciavano molti demoni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano”(Mc 6,16). Entusiasti dei loro successi, appaiono piuttosto fiduciosi in se stessi, sembrano dimenticare di essere soltanto “inviati”, cioè deputati a svolgere un servizio per mandato. Per questo Gesù li chiama in disparte, in un luogo solitario, sicuramente anche per riposare e per raccogliere le forze, ma soprattutto per fare un po’ di deserto e riportare il loro operato nella giusta dimensione, ritrovando il senso autentico del loro impegno per la missione. Gesù motiva il ritiro con questi termini:  “Infatti quelli che venivano e andavano erano così numerosi che non avevano neppure il tempo di mangiare”. Al centro sta il protagonista, Gesù, che prende l’iniziativa del ritiro per sé e per gli apostoli, in un luogo riservato. Accanto a lui sono gli apostoli, appena rientrati dalla missione itinerante, che prolunga e amplifica quella di Gesù.  Di fronte al gruppo di Gesù  e dei discepoli, c’è la folla che, in un andirivieni continuo, non li lascia neppure mangiare. L’iniziativa di Gesù di appartarsi contrasta con la ricerca della folla. Si evince un sincronismo tra la partenza del gruppo sulla barca e il movimento della gente a piedi: “ma molti avendoli visti partire, compresero e a piedi, da tutte le città, accorsero in quel luogo e giunsero prima di essi”. Questo dinamismo dei due gruppi si conclude con un nuovo incontro tra Gesù e la folla. Quest’ultima lo cerca e Gesù si lascia coinvolgere nella relazione, manifestando una reazione emotiva che sta alla radice del cambiamento del suo programma.


La sua compassione non e' un semplice sentimento, ma esprime un cuore tenero, attento e pronto ad amare; è il darsi tipico della madre verso il bambino che ha bisogno; è la compassione di Dio verso Israele oppressa in Egitto. Pertanto la compassione di Gesu' di fronte alla folla stanca del viaggio, senza  guida e senza alcuna direzione, ma affamata di Dio, diventa azione, servizio, dedizione e non una semplice forte emozione o “commozione”momentanea. Sullo sfondo dell’atteggiamento commosso di Gesù si profila l’immagine biblica del pastore e del gregge, richiamando come un’eco le parole di Mosè che, al termine del cammino nel deserto verso la terra promessa, chiede a Dio di mettere a capo della comunità un uomo che l’accompagni e la guidi (Nm 27,17). Il racconto di Marco proietta su Gesù la figura del pastore ideale che si prende cura della comunità dispersa e sbandata, perché “senza pastore”. La scena si chiude con un’immagine che connota il rapporto tra Gesù e la folla: “Allora incominciò ad insegnare loro molte cose”. La gente rimane impressionata dal suo inedito insegnamento, impartito con autorità, ma diverso da quello degli scribi. Il  vangelo di Marco ci dice molte volte che Gesù insegna, ma l’evangelista raramente esprime ciò che Gesù insegna. Insegnare non è solo questione di trasmettere verità nuove, per dire qualcosa. Il contenuto proposto da Gesù non appare solamente nelle parole, ma anche nei gesti e nel suo modo di rapportarsi con le persone. Il contenuto non è mai separato dalla persona che lo comunica. Gesù è una persona accogliente (Mc 6,34), vuole  il bene della gente. La bontà e l’amore che emergono dalle sue parole fanno parte del contenuto, sono il suo temperamento, testimonianza di ciò che lui stesso vive.


In questo brano,  Marco intende anche  sottolineare che l’annuncio del Vangelo non è sempre un percorso trionfale, anzi, nella maggior parte dei casi, si scontra con il rifiuto ed esige una testimonianza fedele, talvolta fino al dono totale di sé. Se l’evangelista non tralascia di riferire puntualmente e in modo circostanziato come una  folla sempre più numerosa seguisse Gesù e i suoi apostoli, l’accento è posto  sul fatto che Gesù si commuove di fronte a tanta gente simile ad un gregge senza pastore. Una triste constatazione che suona come critica ai capi religiosi che avevano in qualche modo fossilizzato e ridotto l’entusiasmante Parola di Dio a semplici norme moralistiche e cultuali. Non a caso il brano evangelico si conclude sottolineando che  Gesù commosso si mise ad insegnare loro molte cose, cioè a restituire l’originaria freschezza e forza alla Parola di Dio.

 Il cristiano non è stato battezzato per godere di alcuni privilegi, ma per annunciare. La missione di Cristo – sacerdotale, profetica e regale – è stata comunicata a tutto il suo corpo che è la Chiesa. Pertanto ogni cristiano è anche “apostolo”, cioè chiamato ad annunciare il Vangelo agli uomini del suo tempo, in risposta ai loro interrogativi.


 Va fatta, però, una considerazione importante, che sortisce dalla lettura del testo: prima di essere  annunciatori bisogna  essere discepoli. Nessuno può dare ciò che non ha. Chiamando in disparte gli apostoli, Gesù  chiarisce che ogni rapporto  con se stessi e con gli altri è autentico nella misura in cui si radica in un corretto rapporto con Dio. E’ necessario riscoprire continuamente le radici profonde della nostra fede e del nostro impegno cristiano. E’ necessario verificare costantemente il contenuto della nostra fede e il nostro modo di essere cristiani alla luce di quella Parola di Dio che, soprattutto nella celebrazione liturgica, diventa un nuovo evento. Ne consegue che il cristiano non è un saccente distributore di verità preconfezionate, ma è un compagno di viaggio che fa propri gli interrogativi e i problemi del prossimo. Uno solo è il Maestro, noi tutti siamo fratelli. Siamo tutti discepoli, nessuno escluso, alla stessa scuola dell’unico Maestro,Gesù. Pertanto  dobbiamo porci in un umile ascolto della Parola di Dio. La verità è frutto di questo ascolto silenzioso e del dialogo fraterno. L’assemblea eucaristica costituisce per noi il momento più importante in cui il Signore chiama in disparte i suoi discepoli, perché non perdano le coordinate del loro cammino e del loro impegno sulle strade del mondo.

Nicla e Livio

PREGHIAMO PER I BAMBINI DELLA PRIMA COMUNIONE


Vorrei ricordarti, Signore, tutti gli adulti che aiutano e che aiuteranno in futuro questi bambini.

Fa', Signore, che tutti  ci sentiamo impegnati a dare esempio di fede, di responsabilità  nella partecipazione alla vita della comunità cristiana, della parrocchia, della Chiesa.

Fa' che nessuno si senta "arrivato" nella fede, ma ciascuno accolga il tuo invito ad essere "perfetti", "come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli".