Solennità della Santissima Trinità

Solennità della Santissima Trinità
Solennità della Santissima Trinità

«Su chi volgerò lo sguardo?

Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito

e su chi trema alla mia parola» (Is 66,2b).

 

Quando ero un bambino mi raccontarono una storia che non ho più dimenticato. Sant’Agostino, il grande vescovo e teologo che visse milleseicento anni fa, stava passeggiando lungo la riva del mare sul quale si trovava la sua città, Ippona (nell’attuale Algeria). Era tutto preso dalla riflessione per un’opera che stava componendo, il “De Trinitate”, in cui voleva approfondire il mistero di Dio. Né la bellezza del paesaggio, né altra distrazione potevano distogliere la sua acutissima intelligenza dal titanico sforzo di salire sempre più in alto, per definire col ragionamento e con la parola ciò che la fede ci propone a credere riguardo a Dio. Ma a un certo punto la sua attenzione fu catturata da un bambino che giocava sul bagna-asciuga; il piccolo aveva scavato una buca nella sabbia e correva avanti e indietro tra questa e il mare tenendo un cucchiaio in mano.

Incuriosito, Agostino si avvicinò e gli chiese: «Che stai facendo, piccolino?». «Voglio mettere tutta l’acqua del mare in questa buca!» fu la pronta risposta. Divertito, il nostro santo osservò «Piccolo mio, è impossibile!». A questo punto il bambino si fermò, fissò il vescovo con dolcezza e gli disse: «È più facile che io riesca a mettere l’acqua di tutto il mare in questa buca piuttosto che tu possa racchiudere il mistero di Dio nella tua testa».


È dunque impossibile dire alcunché di questo mistero – l’unità e Trinità di Dio – che è uno dei due che stanno a fondamento della nostra fede? In fondo sembra che non sia poi nemmeno così importante visto che siamo presi da ben altri problemi. Anche la vita della Chiesa è polarizzata su dibattiti molto più terra-terra, come ad esempio la questione della famiglia.

Eppure non possiamo dimenticare che in una casa le fondamenta non si vedono, ma dalla loro solidità dipende la stabilità e sicurezza di tutto ciò che sta sopra.


Che non sia una questione di poco conto lo si ricava da più passi del vangelo, come ad esempio:

«Allora si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: "Qual è il primo di tutti i comandamenti?". Gesù rispose: "Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi". Lo scriba gli disse: "Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all'infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l'intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici". Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: "Non sei lontano dal regno di Dio"»; (Mc 12,28-34a).

La risposta dello scriba è chiara: Dio è unico e l’uomo ha una vera relazione con Lui solo in un dono totale di se stesso. In fondo, non avviene così anche nel matrimonio? Io amo veramente questa donna solo se dono tutto me stesso unicamente a questa donna. Eppure il nostro scriba, che ha meritato un bel 10 in catechismo da Gesù stesso, è vicino al Regno di Dio ma non vi è ancora entrato. Egli è come quel medico che dopo aver raggiunto brillantemente la diagnosi non sa che pesci pigliare riguardo alla terapia…


«Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: "Figlio, ti sono perdonati i peccati". Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: "Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?". E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: "Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico "Ti sono perdonati i peccati", oppure dire "Àlzati, prendi la tua barella e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te - disse al paralitico -: àlzati, prendi la tua barella e va' a casa tua". Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile!"» (Mc 2,3-12).


Ancora una volta gli scribi si dimostrano eccellenti teologi, ben più svegli degli apostoli, perché capiscono al volo che cosa stia sotto le azioni di Gesù. Il Figlio dell’Uomo che perdona i peccati si appropria della stessa autorità di Dio, perché perdonare i peccati è un atto più grande della creazione di tutto l’universo. Ma essi non credono perché ritengono, forse inconsciamente, che il mare sconfinato di Dio possa entrare nella loro testa. Il problema non è il fatto di usare la ragione per approfondire il mistero di Dio: questo non è solo possibile ma doveroso, perché altrimenti non ci si dona totalmente a Dio. La vera pietra d’inciampo è la disposizione a voler dominare il mistero di Dio con la propria intelligenza, afferrandolo come un bene da conquistare. Qui sta una delle conseguenze più sottili del peccato originale, una delle forme di orgoglio più pericolose perché porta a non voler accettare nemmeno la realtà – il paralitico guarito – quando contrasta con le proprie idee.


Per essere salvati bisogna ammettere di aver bisogno di essere salvati. Questa è l’unica strada per capire chi sia veramente Dio, che si chiama umiltà. Questa via è una relazione viva fatta di tenacia, di pazienza, di implorazione, di desiderio, di ricerca, di intimità, di complicità e anche di umorismo. Questa è l’amicizia con Cristo Gesù. Non si tratta di un’opinione astratta su di Lui, ma dell’esperienza di una presenza viva, reale, ed efficace che si affianca a noi in un “Tu” che ci guarda e che non è solo umano… soltanto in quello sguardo ci sarà donato di sapere chi sia veramente Dio, soltanto accogliendo quello sguardo la nostra ragione deporrà la sua attitudine rapace per accettare i suoi limiti e scoprirsi così più preziosa di prima…                                                                                               

Paolo  Greatti