XII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Giàiro (Mc 5, 21-43)
Giàiro (Mc 5, 21-43)

“VOCE ALLA PAROLA”

“Posso benissimo sapere molto a proposito della fede, e anche condividere molto questa conoscenza con altri, senza mai compiere il passo decisivo della fede, che implica sempre un abbandono esistenziale a Gesù”. Analizziamo la nostra fede alla luce di questa profonda riflessione di André Louf - monaco belga, autorevole figura spirituale nella Chiesa dei nostri giorni, deceduto nel 2010 – e leggiamo, durante il corso della settimana, Mc 5,21-43 (La fanciulla morta e la donna ammalata).

E’ un brano di straordinaria bellezza e ricco d’insegnamenti. L’evangelista Marco, sempre stringato, ci fornisce, questa volta, una descrizione dettagliata degli avvenimenti, e ci mostra due esempi concreti per testimoniare come Dio stia dalla parte dell’uomo e voglia la vita.


Vi sono nel racconto due donne, tutt’e due ebree, una ritenuta impura per perdite di sangue (Lv 15,19-24), e l’altra morente, sorgente di impurità secondo la Torah (Nm 19,11-13). Entrambe sono inabili al culto, impure e da evitare. Alla donna che gli tocca il mantello, Gesù dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va in pace e sii guarita dal tuo male!”. A Giàiro, padre della giovane morta, dice: “Non temere, soltanto abbi fede!”. E’ quindi il tema della fede che emerge dal racconto. La fede che supera ogni ostacolo, che guarisce, che “apre la porta d’ingresso alla novità del Regno”, che costruisce la propria speranza su un Altro più forte della morte. Dal punto di vista umano, la vita è provvisoria e la morte è definitiva. Dal punto di vista cristiano, la morte è provvisoria e la vita è definitiva ed eterna.


Osserviamo attentamente il comportamento di Giàiro e della donna. Entrambi non ascoltano quanti impediscono loro di incontrare Gesù; non si scoraggiano innanzi alle difficoltà, e continuano acredere; non danno retta a quanti richiamano alla dura realtà; non si arrendono dinanzi al suggerimento di non disturbare ancora il Maestro. Scorgiamo in loro preghiera, umiltà e fede. Una fede, questa, che matura durante il cammino per incontrare il Signore, e che sa essere perseverante, soprattutto nei momenti in cui tutto appare ormai inutile. Ed è attraverso questi elementi che diveniamo quindi destinatari della misericordia e della potenza di Dio. Lui offre vita e salvezza sia a chi è onorato sia a una donna la cui malattia (perdita di sangue) la obbliga a vivere -

secondo le norme del Levitico - in uno stato d’impurità (ai propri occhi e di fronte agli altri), anonimato e discriminazione.


La guarigione della donna avviene quando questa, educata in categorie religiose che la condannano all’emarginazione, riesce a liberarsi dai vincoli della legge per confidare in Gesù. Ella vuole toccare e tocca, nonostante la proibizione, il mantello di Gesù. E Gesù si sente toccato perché “ha coscienza di aver instaurato con lei una relazione profonda”. La donna “senti nel suo corpo che era guarita dal male”; Gesù “si rese conto della forza che era uscita da Lui”. E dopo che la donna, “impaurita e tremante “, “gli si gettò davanti”, Gesù le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvato….”. La risposta contiene quattro elementi: l’appellativo (figlia) pieno di tenerezza; un riconoscimento riguardo alla fede; un congedo in pace; la rassicurazione dell’avvenuta guarigione.

La donna ha trasgredito un precetto religioso. Però, quello che agli occhi della religione è una trasgressione, un sacrilegio, per Gesù è un gesto di fede. “Dio non si concede come un premio per la buona condotta, ma come un regalo. Il premio dipende da chi lo riceve, il regalo dalla generosità del donatore. E quindi nessuno si può sentire escluso dal Signore”.


Questo episodio -riguardante la donna ammalata, poi guarita e restituita alla sua dignità e alle sue relazioni - è anche un’ulteriore testimonianza, come osservato dal sacerdote spagnolo José Antonio Pagola, “di quanto si coglie in modo costante nelle fonti evangeliche: l’azione di salvezza di Gesù, impegnato sempre nella liberazione della donna dall’esclusione sociale, dalla oppressione da parte del maschio nella famiglia patriarcale e dalla dominazione religiosa all’interno del popolo di Dio”.

Nel miracolo della vita ridata alla fanciulla, figlia di Giàiro, Dio ci riporta al senso più vero della nostra esistenza e della nostra fede. Siamo stati creati a Sua immagine e somiglianza. Siamo stati pensati e creati per la vita. La morte, “entrata nel mondo per invidia del diavolo”, è stata definitivamente vinta da Cristo con la Sua resurrezione dai morti. A noi è stato riservato un posto nel “Regno” per godere di felicità eterna. A noi compete impegnarci, giorno dopo giorno, ad accogliere la nostra futura salvezza con le amorevoli attenzioni e le opere di bene da destinare, indistintamente, agli altri, soprattutto se bisognosi e/o sofferenti.


Fede e Carità sono inscindibili, e l’una si nutre dell’altra. Il Signore ci ama davvero, oltre misura, e mai ci abbandona. Il contrario delle nostre paure non è il coraggio, bensì la fede in Lui. Accogliamo e ricambiamo il Suo amore. Sapremo affrontare con fiducia le avversità terrene. Ci sentiremo più sereni, gioiosi e pienamente realizzati come cristiani.Sia lodato Gesù Cristo.

                                                                                                                                 Sebastiano Ribaudo

 

 

 

LA SANTA UNZIONE……ANCORA FA PAURA?

 

Varie sono le unzioni che noi cristiani riceviamo, tramite i sacramenti, nella nostra vita e tutte sono segno di forza e di consacrazione. I sacramenti sono doni di Dio offerti a noi per la nostra salvezza. Teniamo presente che i riti che compiamo in chiesa o sono indicati dalla Bibbia o mutuati dalla cultura antica o coniati dalla chiesa lungo i secoli. I tre olii (olio dei catecumeni, sacro crisma, olio dei malati) sono consacrati dal Vescovo il giovedì santo e distribuiti a tutte le Parrocchie.

Battesimo. Nel battesimo due sono le unzioni.

L’unzione prebattesimale avviene spalmando l’olio dei catecumeni sul petto del battezzando. Sembra provenire questo segno dalla cultura greco-romana. I gladiatori si spalmavano di unguento per irrobustirsi e per sfuggire alla presa dell’avversario. È simbolo della forza che il Signore dona col battesimo per combattere contro il male.

L’unzione con il crisma che è olio misto a balsamo, un profumo orientale. Indica la consacrazione della persona a Dio ma in vista di una missione: Annunciare al mondo il Vangelo di Gesù.

Cresima: Si usa di nuovo il crisma. Il Signore viene a confermare il battesimo e a corroborare il cristiano con i doni dello Spirito santo perché il cresimando dia una buona testimonianza di fede nel mondo.

Unzione dei malati e anziani. Il Signore garantisce la sua presenza di Padre amoroso ai suoi figli, in modo particolare nei momenti in cui la debolezza si fa sentire portando con sé anche scoraggiamento o timore. Chi riceve questo sacramento si affida a Dio e unisce le sue sofferenze a quelle di Cristo. Questa è la formula che il sacerdote dice ungendo la fronte ed il palmo delle mani: “ Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito santo”. Amen. “E, liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi”. Amen. Fanno paura queste parole?

Mercoledì 24/06 alle ore 17.30 presso la casa canonica di via Di Prampero, 6

si terrà un incontro di preghiera e di preparazione per quanti vorranno ricevere questo sacramento Domenica 28 giugno durante la S. messa delle ore 10.30.

Ordine sacro. Il palmo delle mani dei novelli sacerdoti vengono unte con il crisma per indicare che essi vengono conformati al Buon Pastore e consacrati a Dio per l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dell’ Eucaristia e la remissione dei peccati nel nome di Cristo. I Sacramenti sono doni di Dio, si accolgono con gioia e gratitudine.

Cordialmente.

                                                                                                                                   Don Luciano