XIII  DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

La Parola di Dio è Gesù
La Parola di Dio è Gesù

VOCE ALLA PAROLA

Gesù parla con autorità

“Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare.Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.  Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».  E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo».  E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.  Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea”. (Mc 1 ,21-28)

La Parola di Dio tocca la vita personale

Dopo la chiamata dei primi discepoli, presentata come risposta esemplare all’appello a convertirsi e credere nel Vangelo, la narrazione di Marco prosegue con l’attività pubblica di Gesù a Cafarnao, in giorno di sabato. Nella Palestina del tempo c'erano sinagoghe non solo nei grandi centri, ma anche nelle piccole città e nei villaggi. Gli israeliti vi convenivano per la preghiera e per la lettura e la spiegazione della Scrittura. Non solo gli scribi e gli anziani, ma ogni israelita poteva chiedere la parola e intervenire. È così che Gesù, a Cafarnao, entra nella sinagoga e prende la parola per insegnare. I presenti “stupiti del suo insegnamento”  vivono un’ esperienza felice che li sorprende e scardina i loro  schemi, inserendosi come una lama di libertà in tutto ciò che li satura: rumori, parole, schemi mentali, scelte, stili di vita, abitudini. La Parola di Gesù colpisce e fa problema, provoca stupore, ma anche sconcerto, è una parola avvertita come qualitativamente nuova e sperimentata come efficace. E’ una Parola che fa entrare nella dimensione della passione, quella che realizza una svolta nella vita della persona.

 

 

La Parola di Dio è Gesù

 Il testo invita a riflettere  sull’aspetto profetico di Gesù di Nazaret:”insegnava come uno che ha autorità”. Gesù è profeta potente in parole, in quanto annuncia il Vangelo di Dio, e in opere, in quanto sana e guarisce le persone. E’ pure un profeta misterioso, come sottolinea Marco lungo tutto il suo racconto. Ma chi è il profeta e qual è il suo compito? Il termine  profeta, di origine greca, ritmato sul verbo  femì, cioè parlare, è colui che parla in nome di Dio e che annuncia la Parola di Dio. La sua è una parola profetica, efficace e creativa, che interpreta il presente e incide nella storia. Rappresenta anche la contrapposizione ad ogni sistema politico ingiusto e ad ogni strumentalizzazione della fede. Si potrebbe affermare che, in nome della verità di Dio, il profeta stigmatizza l’ipocrisia del potere sia civile che religioso. Anche Gesù si pone su questo vettore, ma con delle credenziali diverse: anche lui annuncia la Parola di Dio, ma è egli stesso il contenuto di quella Parola, anzi è la Parola di Dio fatta carne. Va ricordato poi un altro aspetto importante: l’efficacia della  sua Parola manifesta tutta la sua forza nell’impotenza della croce, nel dono  che Gesù fa della propria vita per amore e fedeltà al progetto del Padre.

 

La Parola di Dio inquieta il cuore

via scelta dal Padre per operare la salvezza. Osservando la reazione dello spirito impuro, si possono scorgere le nostre reazioni davanti al Vangelo e alla Parola di Dio, che viene a noi in abbondanza sia nell’ascolto comunitario che personale. Spesso nei confronti della Parola ci si difende: la presenza di Cristo turba, inquieta e ci spinge ad affermare: “che c’è tra me e te , Signore? Non puoi limitare la mia libertà!”  Così pensando allontaniamo il Signore dalla nostra vita, giudicando la sua presenza inopportuna, e diamo spazio all’Io nel suo egoismo.

Nel brano, si narra che Gesù entra nella sinagoga e annuncia la Parola: la gente lo ascolta  e rimane sorpresa, perché Lui parla con autorità e la sua parola risuona in modo diverso rispetto a quella degli scribi e dei farisei: essa non indica un precetto umano, né richiama la tradizione degli antichi. Gesù parla con una forza e un’efficacia che gli derivano dallo  Spirito. In quanto Figlio di Dio, la sua parola rende tangibile la presenza di Dio, tanto che uno spirito impuro, che dimora nascosto in un uomo, è costretto a manifestarsi. La Parola di Gesù porta alla luce quanto l’uomo tenta di occultare, svela i suoi lati oscuri, manifestando quei recessi di tenebra che dimorano in lui. Lo spirito impuro vuole contendere a Gesù il cuore dell’uomo. Inizialmente prende le distanze con le parole “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno?”, segue l’accusa “Sei venuto a rovinarci”, infine gioca l’ultima carta, svelando l’identità di Gesù con l’espressione:”Io so chi tu sei: il  santo di Dio!”.

Gesù non si preoccupa di  rivelare subito la sua identità, perché vuole evitare che la folla veda in lui

solo il Messia potente, capace di risolvere con la forza o con segni prodigiosi il problema del pane o della sicurezza, o della salute. Nella debolezza della croce Egli manifesterà pienamente se stesso e la

 

La Parola di Dio entra nelle nostre ferite e le guarisce

Gesù risponde alla provocazione dello spirito impuro con la sua potenza divina: “Taci! Esci da quell’uomo”. Egli evita di discutere, non fa discorsi su Dio, non cerca spiegazioni sul male, non apre un dialogo che non approderebbe a nulla. Impone il silenzio, quel silenzio che priva lo spirito impuro del suo potere. Lo spirito è costretto a obbedire e l'uomo ritrova se stesso. Gesù mostra Dio che si immerge nelle ferite dell’uomo. E’ Lui stesso il Dio che si immerge, come guarigione, nella vita ferita, e mostra che il Vangelo non è una corrente di pensiero, non una morale, ma una Parola che libera e dà vita.

 

 In altre parole, Gesù invita il suo interlocutore a non celare il male dietro inutili parole ombrose, dietro abili e sottili raggiri linguistici a difesa  del “nemico nascosto”. Gesù separa il male dall’uomo, non lo identifica. Solo così  esso può essere rimosso, perché una volta riconosciuto, individuato e chiamato per nome viene reso palese e allontanato. Non è un passaggio certamente indolore, anzi provoca grande sofferenza. Infatti lo spirito immondo “straziandolo e gridando forte, uscì da lui”. Talvolta è necessario espellere con un forte grido ciò che ferisce, blocca e paralizza la vita. Solo allora si riprende a respirare accanto a Gesù, pienamente risanati dalla sua Parola. 

 

MANDA SIGNORE, ANCORA PROFETI

 

Manda, Signore, ancora profeti,

uomini certi di Dio,

uomini dal cuore in fiamme.

E tu a parlare dai loro roveti

sulle macerie delle nostre parole,

dentro il deserto dei templi:

a dire ai poveri

di sperare ancora.

Che siano appena tua voce,

voce di Dio dentro la folgore,

voce di Dio che schianta la pietra.

 

 

   (David Maria  Turoldo)